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In più, in Italia le donne lavorano meno degli uomini : solo una su due è occupata, contro una media Ue del.
Siamo anche - tristemente - 88esimi per la partecipazione al mondo del lavoro e addirittura al 129esimo posto per quanto concerne la parità salariale.E proprio allo striscione sventolato dalle film alla ricerca per la coppia operaie inglesi si ispirava il titolo del convegno We want sex (equality organizzato qualche settimana fa a Milano nel corso della kermesse Il tempo delle donne.Secondo il rapporto 2014 sulla parità di genere pubblicato dalla Commissione europea, nel nostro Paese il divario tra le retribuzioni degli uomini e quelle delle donne è pari al 7: una cifra inferiore alla media europea, che è del 16, ma comunque ben lontana dallo.Il contratto, che riguardava un settore storicamente ad alta presenza femminile, prevedeva oltre alla parità salariale anche il diritto a lavorare 40 ore settimanali e alla maternità.Inoltre « al crescere del prestigio dellincarico, diminuisce il numero di donne che lo ricoprono : se le insegnanti degli asili nido sono praticamente per il 100 donne, tra i professori ordinari la percentuale cala al 20».Il cosiddetto contratto della montagna, questo il nome con cui passò alla storia, «fu firmato in piena guerra: industriali e operai si incontrarono prima nelle valli, clandestinamente, poi, a marzo del 44, siglarono laccordo ha ricordato nel suo intervento al Tempo delle Donne Simonetta Vella.
Cioè ottenere paghe uguali a parità di qualifiche, indipendentemente dal genere: i dati dimostrano che la lotta delle donne per ottenere retribuzioni analoghe a quelle dei colleghi uomini è sempre attuale, nonostante le prime battaglie risalgano ormai a decenni.
Le discriminazioni di genere, ha sottolineato la professoressa Rosti, «dipendono solo per il 12 da fattori spiegabili, mentre nell88 dei casi avvengono appunto in maniera inspiegabile».
E l'Italia è ancora ben lontana dall'obiettivo: in base al report, pubblicato oggi dal World Economic Forum, il nostro Paese si piazza al 69esimo posto su 142 nazioni per quanto riguarda la parità tra uomini e donne, guadagnando due posizioni rispetto al 2013.
We want sex equality era lo slogan delle 187 operaie Ford di Dagenham, a est di Londra, che volevano avere lo stesso salario dei colleghi uomini e per questo, nel 1968, scioperarono.Nel dettaglio l'Italia però resta indietro rispetto agli altri Paesi soprattutto per quanto riguarda la partecipazione delle donne all'economia, categoria in cui il nostro Paese scende al 114esimo posto: ancora peggio dello scorso anno, quando ci eravamo piazzati 97esimi.«Le madri sono giudicate meno competenti, meno adatte alle assunzioni, e ricevono proposte salariali più basse» ha sottolineato la docente: «Per i padri accade il contrario».Oppure il diffuso comportamento che si riassume con.Think manager, think male: «Sulla base di un esperimento è emerso che lo stesso curriculum, ovviamente finto, inviato per una posizione manageriale è stato valutato il doppio se il nome era quello di un uomo.Per il ruolo di segretaria, invece, avviene lesatto contrario».«Valgono ancora alcuni stereotipi di genere», ha spiegato nel corso del convegno leconomista in cerca di donne per scopare Luisa Rosti delluniversità di Pavia: «come il fatto che alcuni lavori, come quelli di cura o la lavanderia, vengono considerati appannaggio delle donne, mentre ci sono pochissime donne che lavorano come taxiste.



Ottantuno anni: è quanto ci vorrà, secondo il nono, global Gender Gap Report, prima di raggiungere a livello mondiale la parità dei sessi sul posto di lavoro.

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